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Il Bauhaus - le origini
Il Bauhaus - le origini
IL BAUHAUS
Lyonel Feininger,
Cattedrale
, 1919,
Francoforte,
Deutsches Architektur Museum.
Le origini
Nonostante abbia avuto una vita breve, il Bauhaus ha rappresentato per almeno due generazioni di artisti una tappa fondamentale, un' occasione preziosa per incontrarsi, confrontarsi e sperimentare nuove soluzioni stilistiche. La sua influenza è stata determinante non solo in Germania, ma in tutta l'Europa e negli Stati Uniti, soprattutto dopo la sua chiusura e la forzata dispersione dei suoi membri, dovuta alle persecuzioni naziste.
La nascita del Bauhaus si colloca in un contesto storico e culturale particolare, alla fine della Prima guerra mondiale, caratterizzato dal disagio che molti tedeschi provano dopo la sconfitta militare, la fine ingloriosa dell'impero e l'incapacità della neonata repubblica di risolvere i molti problemi che affliggono la nazione.
Nella primavera del 1919, il governo socialista della Sassonia - Turingia invita l'architetto Walter Gropius a dirigere lo Staatliches Bauhaus, con lo scopo di rinnovare lo stile e il linguaggio delle arti. Il volantino di quattro facciate con cui viene presentata la nuova scuola è illustrato da una xilografia di Lyonel Feininger, intitolata
Cattedrale
. La scelta del soggetto non è casuale, ma rappresenta visivamente l'ideale, già perseguito dagli esponenti del Romanticismo, di una stretta collaborazione tra tutte le discipline. Alla sua costruzione lavoravano pressoché tutti, architetti, pittori, scultori e artigiani, dagli orafi ai falegnami, dai tessitori ai muratori. Il progetto, ambizioso e utopistico, è quello di creare una comunità di artisti capaci di esprimere in maniera unitaria gli ideali e i sentimenti di un intero popolo, rappresentarli in un progetto unitario che sia da stimolo alle forze migliori del Paese.
Gropius non crede all'universalità dell'arte, ma convoca intorno a sé, nella Bauhaus di Weimar, gli artisti più avanzati Kandinsky, Klee, Albers, MoholyNagy, Feininger, Itten, ottiene la loro collaborazione, li persuade che il luogo dell'artista è la scuola, il suo compito sociale l'insegnamento. Si capisce perché: lo scopo immediato è di riannodare tra l'arte e l'industria produttiva il legame che univa l'arte all'artigianato. La Bauhaus è stata una scuola democratica nel senso pieno del termine, la prima nel mondo: per questo il nazismo, appena arrivato al potere, l'ha soppressa (1933).
Era fondata sul principio della collaborazione, della ricerca comune tra maestri e allievi, parecchi dei quali sono ben presto diventati docenti. Oltre che scuola democratica, era scuola di democrazia: il concetto era che una società democratica (cioè funzionale, e non gerarchica) sia una società che si autodetermina, cioè si forma e sviluppa da sé, organizza ed orienta il proprio progresso. Progresso è educazione, strumento dell’educazione è la scuola; dunque la scuola è il seme della società democratica, costruendo la città la società costruisce se stessa. Al vertice di tutto sta, dunque, l'urbanistica, perché ogni azione educativa educa a fare la città ed a vivere da cittadini, civilmente. Vivere civilmente significa vivere razionalmente, ponendo e risolvendo ogni questione in termini dialettici. La razionalità deve inquadrare i grandi ed i piccoli atti della vita: deve essere razionale la città in cui si vive, la casa in cui si abita, il mobile e l'utensile di cui ci si serve, l'abito che si indossa.
Un solo metodo di costruzione o, più precisamente, di progettazione, deve determinare la forma razionale di tutto ciò che serve alla vita e la condiziona; e poiché tutto è o sarà prodotto dall’industria, tutto si riduce a progettare per l'industria: il piano regolatore di una grande città è disegno industriale come il progetto di un cucchiaio. Molti tipi di oggetti per la produzione industriale in serie, che si sono poi e sono tuttora largamente diffusi (per esempio, i mobili in tubo metallico, i diffusori di luce, la nuova struttura della grafica pubblicitaria e dell'impaginazione) sono nati dalle ricerche analitiche della Bauhaus. Si precisa e teorizza il principio della forma standard: fondamentale, dal punto di vista tecnico, per la produzione meccanica in serie, ed importantissimo, dal punto di vista sociologico, per l'accordo che implica, da parte della massa dei consumatori, circa la forma più appropriata e quindi standardizzata, di certi oggetti. Ma si può immaginare una società in cui tutto sia standardizzato?
Desiderabile o no, è la società che l'industrialismo sta realizzando, e non è detto che debba essere come un formicaio o un alveare. Lo sarà se quegli oggetti avranno per tutti il medesimo significato; non lo sarà se gli individui saranno in grado di decifrare quegli oggetti in tanti modi diversi, cioè se la forma di quegli oggetti sarà tale da solleticare, ma non condizionare rigidamente l’atteggiamento di chi se ne serva.
Bibliografia:
G.C.Argan,
L’arte moderna 1770/1970
, Sansoni
Gabriele Crepaldi, William Dello Russo, Antonella Fuga,
La storia dell’arte – Le avanguardie
, Electa
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