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Ludwig Mies van der Rohe
Ludwig Mies van der Rohe
Ludwig Mies van der Rohe
(1886 – 1969)
Poltrona
Barcellona
, 1929
(riedizione Knoll 1947)
Architetto tedesco nasce ad Aquisgrana nel 1886.
Affianca il padre, per alcuni anni, nella bottega di scalpellino, poi dal 1905 al 1907 è presso lo studio di Bruno Paul a Berlino.
La sua vera formazione avviene a contatto di Peter Behrens, dal 1908 al 1911, nel cui studio avevano già lavorato Walter Gropius e, per un breve periodo, Le Corbusier.
Autodidatta decide di esercitare la professione di architetto e dal 1921 al 1924 si dedica allo studio dei quattro progetti ideali per grattacieli, concepiti come involucri di vetro intorno a un’anima strutturale, pura ricerca formale.
In tutto l'arco della sua ricerca il grattacielo è il tema centrale; quando non progetta per le grandi altezze, progetta per le minime, in estensione; edifici a rasoterra, larghe coperture piane su basse pareti di vetro, con le strutture portanti all'interno, coincidenti con i divisori, le pause metriche dello spazio abitato.
Legato all'esperienza neo-plastica, che per lui è stata decisiva, non ammette che due assi strutturali, verticale e orizzontale, ed una sola entità formale, il piano. Lo spazio naturale non esiste, valgono soltanto i suoi termini estremi: suolo e cielo, uno e infinito. Nessun interesse, dunque, per l'ambiente naturale, sociale, domestico che sia. Nessun altro avrebbe mai immaginato di piantare nel bel mezzo di una città uno o più parallelepipedi, alti cento metri e più, trasparenti, quadrettati come carta millimetrata e senza quei grandi corpi d'appoggio, quello scalar delle masse, quei pilastri possenti e rassicuranti con cui i costruttori americani cercavano di rendere psicologicamente e visivamente accettabili, ambientandole, le loro dolomiti architettoniche.
Eppure, benché i suoi grattacieli siano sempre concepiti come ripetizione in serie di elementi standardizzati e non possano essere costruiti se non con tecniche industriali avanzate, Mies ha sempre rifiutato di trasformarsi in tecnico-industriale cosi come ha rifiutato di trasformarsi in sociologo-urbanista.
Ha sempre voluto essere un architetto nel senso tradizionale del termine: un artista, un poeta che si misura con la scienza e la tecnica del proprio tempo e la domina, la costringe suo malgrado a produrre bellezza.
Praticando la tecnologia della produzione in serie ha scoperto che la serialità non esclude il ritmo e che la nuova progettazione è progettazione di ritmi seriali. Ovviamente il ritmo non è determinato soltanto da fattori quantitativi come nella musica è la qualità delle note, nell'architettura è la qualità delle forme che sviluppa un ritmo dalla loro ripetizione sociale.
I principi di Mies.
Nel 1927, in occasione dell’esposizione di Stoccarda, viene incaricato dell’allestimento di un quartiere di unità di abitazione sperimentale, chiama a concorso dell’opera Walter Gropius, Le Corbusier, Peter Behrens ed altri. L'anno seguente gli viene offerto di progettare il padiglione della Germania alla Esposizione Internazionale di Barcellona che avrà luogo nel 1929.
Mies formulava un programma: “dobbiamo diventare padroni delle energie liberate e disporle in un nuovo ordine, e precisamente in un ordine che lasci alla vita lo spazio per evolversi”.
Perciò lo studio dell’architettura si occupa di materiali, di costruzione e dello scopo, dei propri fondamenti in quanto arte e della propria spiegazione in quanto fattore di cultura.
I grandi edifici del passato vengono analizzati fino alla individuazione del loro significato essenziale e dei loro valori architettonici originari. La loro nascita dalla situazione storica specifica illustrerà quale fosse la necessità alla base della originaria creazione architettonica.
Il fine delle esercitazioni progredite all'IIT (Illinois Institute ofTechnology, Chicago) è quella di comprendere le leggi fondamentali dell'architettura:
- Costruzione come fattore dell'architettura.
- Le sue possibilità e limiti.
- Lo spazio come problema architettonico.
- Proporzione come mezzo espressivo architettonico.
- Valore espressivo dei materiali.
- Pittura e scultura nel loro rapporto con l'architettura.
- L'applicazione di questi principi nel libero lavoro creativo.
Nel suo programma, è prevista la soluzione di tutti i problemi architettonici partendo dai principi fondamentali. L'essenza dello spazio non è determinata dalla semplice presenza di superfici delimitanti, bensì dal principio spirituale di tale delimitazione. Donare forma allo spazio già partendo dalla struttura è il vero compito dell'architettura; non l'edificio è l'opera d'arte, ma lo spazio.
Alla base di tutte le arti vi è una legge delle proporzioni, segno della capacità ordinatrice dell'uomo. La proporzione, pertanto, deve essere un mezzo determinante della espressione architettonica. Il valore espressivo del materiale non sta dietro alla forma. Insorge la necessità di trovare o la forma adeguata al materiale o il materiale adeguato alla forma.
Il merito di Ludwig Mies vari der Rohe è l'avere indicato all'architettura la via onde giungere allo spirito e quindi tornare all'unità. Ludwig Mies van der Rohe voleva mostrarci non il "che" ma il "come". Le sue opere realizzate a Chicago tra il 1938 e il 1969 continuano la tradizione della "scuola di Chicago", ovvero dell'architettura in vetro e in acciaio.
Bibliografia:
G.C.Argan,
L’arte moderna 1770/1970
– Sansoni
Decio Giulio Riccardo Carugati,
La storia dell’arte – Nuovi orizzonti creativi
– Electa
Decio Giulio Riccardo Carugati,
Interior Design – oggetti e protagonisti
- Electa
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